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Imprese storiche

Una clamorosa impresa alpinistica italiana

Nei mesi di giugno-luglio 1915 gli Alpini italiani, con una clamorosa imprea alpinistica avevano provveduto a portare sulla vetta della Cima Grande di Lavaredo, un faro del diametro di 90cm. Il faro fu trasportato in una cassa di legno da 150x150x120cm. Con il faro fu portato in vetta anche la dinamo del peso di 350Kg.
La vetta distanziava più di 500m dal motore FIAT 24 PH che avrebbe poi alimentato il faro.
Tutto il percorso fu attrezzato di scale, corde, tavolati poggiati su tronchi incastonati nelle rocce. Al termine fu posta la linea elettrica che collegò il faro al motore FIAT.
Il lavoro durò quasi 20 giorni ininterrotti; una clamorosa impresa alpinistica degli Alpini Italiani durante la Prima guerra mondiale.


Il rancio, incursione "armato di gavette"!

Mentre il rancio dei soldati italiani veniva preparato nelle retrovie, trasportato nelle trincee di notte per evitare i colpi nemici, il rancio per il comando era cotto e trasportato poco prima di essere consumato. Il più delle volte il brodo che giungeva nelle trincee della prima linea era una sorta di gelatina gelida. Durante il primo anno di guerra nel Monte Piana, in una delle giornate d’inverno più fredde e nevose del secolo, il Monte era totalmente coperto da uno strato di nebbia che perdurò per giorni. Calato il buio, inizia il solito giro per le trincee con il rancio dei soldati. La combinazione neve-nebbia-buio rendono difficile l’orientamento! Uno di questi “corrieri del rancio”, inconscio di quanto sta accadendo oltrepassa la prima linea, oltrepassa la “terra di nessuno”, la cosiddetta fascia che si trova tra le due prime linee. Entra in territorio nemico. Entra in una trincea per ripararsi dall’eventuale fuoco nemico e la percorre fino all’arrivo in una baracca in legno. Con una gavetta appesa alla giacca, una allo zaino, una alla cintura dei pantaloni, “tira un sospiro di sollievo” in quanto arrivato sano e salvo con il rancio. Una volta aperta la porta, capisce di essere entrato invece al Comando Austro-Ungarico sulla sommità nord del Monte Piano. Questa vicenda mise in discussione la totale convinzione, da parte degli Austro-Ungarici, che la parte di montagna da loro controllata fosse inespugnabile.

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