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Il Monte Piana

Il Monte Piana è una montagna delle Dolomiti di Sesto a 2.325m e si trova nel confine tra la Belluno e quella di Bolzano, più precisamente tra il comune di Auronzo di Cadore e il comune di Dobbiaco. E’ parte del Parco Naturale delle Tre Cime e si trova geograficamente tra il Lago di Misurina e le Tre Cime di Lavaredo. La sua sommità è attraversata dal confine tra la Regione Veneto e la Regione Autonoma del Trentino Alto Adige; coincide con la frontiera che nel 1753 separava la Repubblica di Venezia con l'Impero Austriaco. Oggi la maggior parte del monte è situata nella Provincia di Belluno. Il Monte Piana fu teatro durante la prima guerra mondiale di uno scontro durato oltre due anni tra l'esercito italiano e l'esercito austro-ungarico, ed oggi è un vero e proprio "Museo Storico all'Aperto" dove è possibile visitare il campo di battaglia situato in tutta la sua sommità. Questo grazie al lavoro di recupero delle Associazioni che si sono succedute nel tempo, grazie anche al sostegno degli Alpini nel periodo della leva obbligatoria. In quasi 40 anni, sono state liberate Trincee, punti d’osservazione, gallerie e ricoveri dai detriti, effettuando un recupero fedele e senza l’apporto di materiale “estraneo”. Il Monte Piana non presenta le caratteristiche tipiche delle montagne dolomitiche che lo circondano, in quanto la sua sommità è praticamente pianeggiante, divisa in due parti dalla Forcella dei Castrati (2.201m). Da una parte il Monte Piana (2.325m) in possesso degli italiani, dall’altra il Monte Piano (2.320m) occupata dagli austriaci. La Forcella dei Castrati unisce le due metà del monte. Un’altra caratteristica è il panorama che spazia a 360° sulle montagne circostanti, in quanto ha un’altezza inferiore; a nord il monte Rudo e le sue pendici della Croda dei Rondoi sono divise dal Monte Piana dalla forra della valle di Rienza; ad est la Croda dell'Arghena separata dal Piana dalla Val Rimbianco. A sud/est i Cadini di Misurina; a sud si trova il lago di Misurina che lo separa dal monte Cristallino e da monte Fumo. Il Monte Piana è quindi isolato da tutti i lati da pareti ripide e dirupi. L'unico versante facilmente accessibile è quello rivolto a sud verso Misurina, da dove parte la strada che porta al rifugio Mag. Bosi. Il Monte Piana è circondato da alcune delle più belle montagne delle Dolomiti, come le Tre Cime di Lavaredo, il Monte Cristallo,Prato Piazza, la Croda dei Rondoi. La sommità è un pianoro allungato verso nord lungo quasi due chilometri e largo nel punto massimo circa 700 metri, diviso in due settori ben distinti da un avvallamento detto "Forcella dei Castrati" da dove scende verso la val Rimbianco l'omonimo vallone. L'ambiente è quasi totalmente roccioso, completamente privo di fonti d'acqua e quasi completamente spoglio di vegetazione se si escludono i rari mughi e le piante alpine che ogni anno regalano una breve fioritura primaverile. Il pianoro meridionale è globalmente più ampio e più comodamente accessibile di quello settentrionale; questo culmina a 2.325 m.s.l.m. in un cucuzzolo poco marcato situato nei pressi della Piramide Carducci, singolare monumento dedicato al poeta compositore dell'Ode al Cadore distrutto durante la guerra e ricostruito nel 1923. Il pianoro settentrionale è leggermente più basso, a picco sul Lago di Landro e circondato da tre lati da vere e proprie pareti a strapiombo; munitissimo di trincee e gallerie, fu teatro di combattimenti. Il nome del monte, è evidentemente dovuto alla sua forma (Monteplana). Nel 1866, dopo la conclusione della terza guerra d'indipendenza, l'Austria fu costretta dai trattati a cedere il Veneto, ma non volle però cedere nella delimitazione dei confini, conservando così il pieno dominio sulle creste e sui punti più alti lungo tutta la frontiera, garantendosi un vantaggio sotto il punto di vista militare: la commissione paritaria italo-austriaca decise che sul monte Piana la frontiera sarebbe coincisa con il vecchio tracciato del 1753, che divideva la Repubblica di Venezia dall'Impero austriaco, lasciando all'Austria la val Rienza. Questo fu, lungo tutta la frontiera, l'unico punto in cui l'Italia aveva un vantaggio dal punto di vista militare; il pianoro sommitale era per i 2/3 in possesso italiano, le pendici meno scoscese erano tutte a favore del territorio italiano e il monte stesso rappresentava un vero e proprio cuneo sulla Val di Landro e quindi una posizione vantaggiosa per un'eventuale avanzata militare verso Dobbiaco e quindi la Val Pusteria (Pusteral). Gli austriaci non abbassarono mai l'attenzione sul monte Piana, nonostante fosse ormai soprattutto una meta turistica, e fin dai primi anni sbarrarono completamente l'accesso alla valle di Landro subito dopo l'abitato di Carbonin (Schluderbach), con un'opera fortificata supportata da artiglierie in caverna posizionate sul Monte Rudo. Inoltre, questo apparente vantaggio italiano, era contrastato anche negli eventuali movimenti di truppe sulla sommità del Piana, in quanto tutto il tavolato era controllato dalle posizioni d'osservazione sul Monte Cristallo e tenute sotto il costante controllo delle artiglierie piazzate nei forti di Landro e Prato Piazza, dalle bocche da fuoco situate a torre dei Scarperi e sulla Torre di Toblin; l'accesso a Dobbiaco era praticamente sigillato. Alla dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria-Ungheria il 24 maggio 1915, al monte Piana e nelle sue valli furono mandati sette/otto battaglioni. Il 24 maggio il Piana fu occupato da due plotoni di Alpini della 96a compagnia, battaglione Pieve di Cadore, del 7º reggimento. Altri alpini della 67a compagnia intorno alle 08:30 vennero colpiti da una scarica d'artiglieria sparata da monte Rudo mentre stavano lavorando sulla strada da Misurina per monte Piana; furono i primi caduti italiani su una montagna che in meno di due anni fece circa 14.000 vittime da entrambi gli schieramenti. Alla resa dei conti i due anni di guerra sul monte Piana portarono sostanzialmente ad un nulla di fatto, i due contendenti per due lunghi anni si combatterono su un fazzoletto di terra, senza mai riuscire a sovvertire le forze nemiche, e il 3 novembre 1917 le postazioni sul Piana vennero abbandonate dai reparti italiani per ripiegare e schierarsi sulla linea del Grappa nel tentativo di resistere all'offensiva austro-ungarica di Caporetto. Quella sul Monte Piana fu una delle più lunghe e sanguinose battaglie; si consumarono alcuni dei più violenti scontri tra soldati italiani e austro-ungarici che per ben due anni lottarono sulla sommità pianeggiante di questo monte. Nonostante la netta superiorità di uomini e armamenti, i comandi italiani non furono mai in grado di conquistare le postazioni dominanti sul monte occupate dagli austriaci, sia per errori tattici sia per incompetenza di una guerra nuova e insolita in alta montagna. I confini stabiliti dopo la guerra del 1866 con l'attuale limite amministrativo della regione Trentino Alto Adige avvantaggiava gli austriaci che si trovavano ovunque in una situazione di vantaggio geografico, in quanto si trovavano in posizione sopraelevata rispetto agli italiani. Diversa però fu la situazione a Monte Piana, dove permaneva l'antica frontiera fra il Tirolo e la Repubblica di Venezia. Era quasi per intero territorio italiano che penetrava in territorio austriaco formando un cuneo puntato verso Dobbiaco. Gli austriaci dal canto loro si pararono da tale minaccia trasformando il Monte Rudo in una fortissima posizione di artiglieria completata dalle batterie posizionate sul Col di Specie e sulla Torre dei Scarperi, in grado di tenere il pianoro di Monte Piana interamente sotto tiro. Allo scoppio del conflitto tra Italia e Austria-Ungheria il monte Piana si trovò in mezzo ad un fondamentale crocevia, che se conquistato avrebbe portato le truppe italiane ad entrare a Dobbiaco, e quindi poter dirigersi verso Brunico o addirittura Lienz. La tranquillità di questo monte fu infranta già nei primi giorni di guerra, quando monte Piana si svelò per quello che era nella visione strategica del conflitto, un gigantesco monte spianato alla sommità, di quello che oltre novant'anni fa era uno dei nodi cruciali del fronte dolomitico orientale, che se sfondato avrebbe portato direttamente in Val Pusteria e ferrovia, nodo vitale delle comunicazioni austriache.

La guerra sul Monte Piana I primi morti italiani sul fronte del Cadore furono 2 alpini della 67ª compagnia, che intorno alle 8 e mezza del 24 maggio furono colpiti da una granata sparata dalla batteria austriaca. Il 27 maggio gli austriaci trasportano sul passo grande dei Rondoi un obice che iniziò subito a battere il Piana. In quei giorni la linea di monte Piana che andava dalla piramide Carducci allo strapiombo sul Vallon dei Castrati, era presidiata dagli alpini che effettuarono continue perlustrazioni in Val Popena e Val Rimbianco.